Pauline Reese - THE GOOD, THE BAD AND THE UGLY
Autoprodotto, 2004

Tutto quello che un amante di questo genere musicale vorrebbe ascoltare in un disco Country lo trova in questo nuovo lavoro di Pauline Reese, "The Good, The Bad And The Ugly" (per chi non mastica l’Inglese, è la traduzione di uno dei più famosi film western della storia, "Il buono, il brutto e il cattivo").
Un album a tema, anzi a più temi ma tutti in qualche modo legati tra loro, quello del periodo western di fine secolo scorso, quello degli honky tonks e dei rodeo.
La voce di Pauline è una delle più belle della nuova generazione, una voce che sa essere tenera e dolce nelle ballate, che sa essere cattiva quando serve e potente quanto basta. Pauline aveva già dimostrato tutto il suo talento nel precedente "Trail To Monterrey", soprattutto aveva dimostrato grande talento come autrice. Si conferma un’ottima autrice anche in questo disco del quale ha scritto, da sola o in compagnia, ben otto dei quattordici brani.
La vicinanza del Messico al suo amato Texas, l’hanno influenzata non poco e l’inizio è solenne con una manciata di secondi solo strumentali che ricordano inizialmente "Ghost Riders In The Sky" ma poi i fiati di Al Gomez ci riportano alle atmosfere dei film di Sergio Leone.

I 33 secondi di questo strumentale intitolato "The Good, The Bad And The Ugly Intro" sono il preludio al brano straordinario che da il titolo all’album. Inizio tranquillo con la chitarra acustica ad aprire la strada alla tromba che si alterna con la pedal (che bell’abbinamento!) e poi la splendida voce di Pauline a completare l’opera.
Nel cd precedente Pauline aveva inciso un brano del grande autore Freddy Powers e visto il buon successo dell’esperimento, si ripete anche stavolta incidendo un brano scritto da Freddy con la collaborazione della stessa Pauline. Il brano, dal titolo "One Less Honky Tonk", ricorda molto il ritmo che il compianto Waylon Jennings dava a molti suoi pezzi.
Splendida la successiva "Yellow Wine" scritta da Pauline, un pezzo dai sapori ancora una volta oltre frontiera con una messicaneggiante chitarra e la tromba sempre in bella evidenza. La storia è semplice ma molto affascinante: "Lei non la chiama tequila ma vino giallo, è la bevanda della gente che vive a sud del confine". L’inizio orchestrale di "Rainy Day Night" ci introduce ad uno dei brani più tranquilli ma anche più suggestivi del disco, una vera e propria vetrina per la splendida voce di Pauline. Anni fa ascoltai un brano di Dolly Parton durante il suo definitivo passaggio dal Country al Bluegrass, un brano che però non mi affascinò più di tanto. Il brano in questione, "Honky Tonk Songs", ripreso da Pauline, acquista qui un sapore particolare. Resta un brano non eccezionale ma se si parla di honky tonks ne sa certamente più Pauline di Dolly.
"Old Story" ci riporta agli albori del Country, uno splendido two-step che ci ricorda molto i mitici anni ’50, quelli di Webb Pierce e di Ray Price. Un’ottima autrice come Pauline non poteva non stringere una grande amicizia col suo compaesano Mike Blakely, uno degli autori più straordinari della storia del Country Texano. Pauline allora decide di incidere un brano proprio di Mike e dell’allora sua fidanzata Julie Sckittone, "Pawn Shop Rodeo Buckle", un affascinante western-swing che il grande Mike dovrebbe incidere pure su un suo disco tanto è bello. Come suggerisce il titolo è una storia di cowboy e di rodeo, ma stavolta si parla di un finto cowboy che si è comprato una bella fibbia al monte dei pegni per impressionare la ragazza che si vorrebbe portare a letto quella notte. Come tutte le composizioni di Mike, una storia affascinante e geniale ma non togliamo il merito di Pauline che la canta e la interpreta magnificamente. Nel pezzo troviamo pure Julie ai cori.
Arriviamo al brano del quale forse Pauline va più fiera in questo disco, "Pick Up The Pieces", per due motivi: l’ha scritta lei e il grande Willie Nelson ha accettato di cantarla in duetto con lei.Inizio da bivacco con la voce di Pauline accompagnata da una suggestiva armonica suonata da Michael Samuels. Il brano poi scorre via piacevolissimo a tempo di valzer per arrivare alla strofa cantata da Willie, in gran forma come sempre con la sua voce inconfondibile e autore pure di un assolo con la sua inseparabile Trigger, la sua chitarra che per molti sarebbe da rottamare ma che Willie ama, rispetta e riverisce come fosse una divinità.
Un’altra composizione di Pauline, "Remember November" ci riporta alla atmosfere di confine con la tromba ancora protagonista.Come era già successo nel disco precedente Pauline ci vuole salutare in chiusura di cd con un brano vecchissimo che serve in particolare per dimostrare, se ce ne fosse ancora bisogno, quanto bella sia la sua voce. Il brano che Pauline ha scelto per chiudere "The Good, The Bad And The Ugly" è il celebre "Dream", il capolavoro che Johnny Mercer scrisse nel 1944. E capolavoro potremmo definire, senza paura di essere smentiti, anche questo nuovo splendido album di Pauline Reese.


Roberto Campovecchi



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