Peter Bruntnell - ENDS OF THE HEART
2003, Loose/Wide

Una buona notizia per tutti gli amanti dell’alternative country questo "Ends Of The Heart", quarto lavoro per il neozelandese Bruntnell, cresciuto tuttavia nel Regno Unito. Forse sta proprio in questa sua eccentricità geografica rispetto alla musica che esprime, l’originalità delle sue canzoni e del suo suono. Originalità che non pare provenire dalla scrittura, lucida ma sostanzialmente già sentita, che trova invece nella costruzione sonica e nel vocalese di Bruntnell stilemi di personalità e freschezza.
Un approccio britannico all’alternative country questo di Bruntnell, che riesce a tenere insieme la tradizione country rock americana (Parsons e Byrds su tutti), quella alternative (Son Volt, e qui viene facile il riferimento visto che nella band gioca un ruolo di rilievo la pedal steel di Eric Heywood), ed una vena di malinconico folk/pop tutto inglese (Nick Drake, Nick Lowe).

Senza alzare mai la voce, nemmeno quando le chitarre aumentano di volume e la batteria raddoppia il tempo come in "Rio Tinto" o in "Tabloid Reporter", Bruntnell scivola con bucolica malinconia dentro a ballate piccole piccole come la title track o "Murder In The Afternoon" (dove voce e chitarre si stagliano sopra ad un sottofondo di temporale e cinguettii) e ad indolenti country rock come l’iniziale "Here Come The Swells". Bruntnell possiede il raro dono della semplicità, e piace particolarmente quando rallenta i tempi e dirada i suoni, come in "Laredo Kent" o ancora meglio in "Downtown", brani nei quali si affaccia anche un pianoforte low file.

Mauro Eufrosini


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