Pete Yorn - DAY I FORGOT
2003, Columbia

PeteYorn è un giovane songwriter del New Jersey, invaghito dei Beatles e, più in generale, delle atmosfere pop d'oltremanica, anche se poi gli effetti di questo innamoramento non sono così tangibili nelle sue realizzazioni. A due anni di distanza dall’album d’esordio "Musicforthemorningafter" (2001), Yorn si presenta con questo scialbo "Day I Forgot" che vede, anche questa volta, la partecipazione di Peter Buck.
L’album è, indubbiamente, meno gradevole del precedente, ma mantiene, nelle sue stesure e nelle sue trame, i medesimi tratti somatici del debutto: un rock melodico con un'attitudine pop. Immaginate di prendere un tegame e di versarci dentro ½ Grant Lee Buffalo e ½ J Macis e di mescolare energicamente (prima sensazione); prendete, poi, un altro recipiente e fate lo stesso con Joseph Arhtur ed Elliot Smith, cercando questa volta di essere meno vigorosi nell'amalgamare le parti (seconda sensazione).

Ultimati gli impasti, pensate di unirli e farcirli con un po' di Ryan Adams (terza sensazione) e, a cottura ultimata, spolverate il preparato con un pizzico di Smashing Pumpkins (quarta sensazione).
Le sonorità di questo disco, pardon, le fragranze di questo composto sono poco stuzzicanti e, quindi, non danno motivo di soddisfazione ad un ascoltatore, scusate, ad un buongustaio che si esalta anche di leccornie pop/rock. L'aria è quella da genio disadattato, un po' alla Jeff Buckley e un po' alla Malkmus, ma attenzione a non confondere un atteggiamento con un vero e proprio stato d'animo. Cerchiamo di capirci: Day I Forgot possiede canzoni ben fatte e ben costruite, come Cristal Village, Man In Uniform e All At Once, ma con metriche plasmate su strutture ritmiche presagibili. Melanconia e agitazione si fondono in So Much Work: l’unico brano di ruvidità naturale. In Turn Of The Century , invece, si scorge la passione per l'Inghilterra e per quei paesaggi tristi e, allo stesso tempo, così incantevoli, decisamente il pezzo più allettante dell'intero lavoro. Altrove il disco è incolore, incapace di provocare quel brivido leggero che libera le fantasie e riscalda il cuore. Alla prossima Pete!

Luca D'Ambrosio


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