PFM - LIVE IN JAPAN
2002, Columbia

La Premiata Forneria Marconi è stata negl'anni settanta la prog-rock-unit italiana più rappresentativa e conosciuta all'estero, a cui mancò l'ultimo salto quello della totale americanizzazione (Non voluta per scelta ma anche a causa di pressioni e critiche della stampa italiana) per diventare un pezzo della storia musicale non solo del nostro paese in cui occupa un posto imprescindibile ma dell'intera storia del rock, al pari delle più famose prog-band Emerson, Lake & Palmer, King Krimson, Genesis e Van Der Graaf Generator. La storica band milanese di Di Cioccio e soci è di recente tornata sul mercato con un meraviglioso doppio album live registrato il 12 maggio del 2002 al Club Città di Kawasaki, in Giappone, ultima tappa di un applauditissimo tour nel paese del Sol Levante. Il progetto è nato in vista del trentennale del loro primo Lp "Storia di un minuto", pubblicato nel 1972 per la Numero Uno (l'etichetta creata da Battisti e Mogol), quando nella line-up del gruppo figurava anche uno strepitoso polistrumentista come Mauro Pagani (flauti e violino). E il successo è fulminante: il disco resta nelle classifiche per otto settimane guadagnandosi il primo posto.

Un esito più che favorevole, preannunciato dal traino fortunatissimo del singolo "Impressioni di Settembre" che diventa subito il primo manifesto musicale del gruppo. L'album d'esordio contiene anche un altro pezzo storico dal titolo "E' festa" (che nelle successive vesti di "Celebration" diventerà il passaporto musicale del gruppo all'estero) e permette alla PFM di rivelarsi da subito come una delle band più innovative. Quello che accade dopo è una conferma del debutto: in cinque anni vengono pubblicati sette album tra lavori in studio (che rivelano un crescente affinamento delle arti progressive), un live negli USA e due versioni inglesi ("Photos of ghosts" e "The world became the world") per la Manticore di Emerson Lake & Palmer. Vengono contemporaneamente realizzate quattro tournée americane, cinque europee e infine quella in Giappone del '75.
I passaggi cruciali nella storia della ditta Marconi saranno poi i concerti realizzati nel '79 al seguito di Fabrizio De Andrè, e il successivo recupero della forma canzone con "Suonare suonare" che segnerà la svolta stilistica degli anni '80. Le vicende della PFM, si snodano così tra clamorosi ed esaltanti successi, immensa fama e stima all'estero ma anche tra numerosi cambi di organico e svolte musicali che ben presto portarno la gloriosa band nostrana ad una lunga pausa di riflessione durata dieci anni. La band milanese di Di Cioccio e Mussida fece ritorno sulle scene con un bel disco "Ulisse" nel 1997. Franz Di Cioccio, batterista e voce della PFM, ha splendidamente raccontato in un libro dal titolo "Due Volte Nella Vita" tutta la storia della sua band, e proprio alla rinascita con Ulisse si ferma il suo racconto.
Ora a parlare è tornata la loro musica, sono seguiti un live e il troppo sottovalutato Seredipity del 2001, che a torto è stato classificato come un esercizio di stile, ma adesso non ci sono scuse, questo disco è quello che il pubblico desiderava, pochissimo del nuovo repertorio molti classici e tanta improvvisazione. Lo spunto del nuovo progetto della PFM parte da una esigenza naturale: la voglia di palco, di sudore e di musica che scivola tra le dita, che rimbalza giù dal palco e che si stempera tra il pubblico. Il modo per realizzare il progetto è quello più congeniale al gruppo: un disco dal vivo.Il nuovo disco, come i live precedenti, ("Live in Usa"/ "Cook" "De André e PFM in concerto" "Performance" "www.pfmpfm.it-il Best"), è suonato in una unica sessione, senza alcun rifacimento. Il perché di questa raccolta, PFM lo spiega così: "Consegnare alle nuove generazioni un'idea diversa di musica, l'energia e la suggestione di una musica non convenzionale, non omologata, quella parte di patrimonio italiano che va sotto il nome di musica progressiva, anzi musica immaginifica". Questa musica insieme alla lirica, alla tradizione napoletana ed ad una manciata di successi melodici vecchi e nuovi, è l'unica realtà nostrana della zona rock che viene apprezzata all'estero, senza essere considerata B-music.
La chiamano musica progressive, PFM la chiama semplicemente "Musica Immaginifica". E' quella capace ancora di suggestioni, di far correre la fantasia attraverso un tracciato musicale in chiaro scuro, quella che permette all'ascoltatore di essere, con la sua immaginazione, un protagonista attivo. La musica immaginifica è un vero e proprio risveglio di orgoglio espressivo, una risposta alla musica per immagini, quelle dei videoclip, che hanno preso il sopravvento omologando il panorama musicale odierno. PFM non ha glutei da mostrare, ma solo dita, ora nervose ora leggere, braccia agili e gambe ben salde. Un concerto di due ore e mezza di musica, suonata in modo passionale e artigiano. Sudore, tensione, dolcezza, accordi, risvolti. Gesti istintivi, come la lingua fuori di Di Cioccio, le smorfie sonore di Mussida, il trasporto tattile di Premoli, la impassibilità ieratica di Djivas. Sono modi diversi di interpretare, senza rete e senza appello, lo stesso identico momento. Qualcosa di irripetibile per tutti, musicisti e pubblico. Un abbraccio collettivo, liberatorio, come solo la musica immaginifica riesce a creare. Così nasce l'idea di ritornare a suonare all'estero, per riprendere quei percorsi tracciati molti anni prima, quando quei viaggi significavano scoprire realtà stimolanti e avvicinare un pubblico imprevedibile, lontano dalle proprie sicurezze. La spinta di allora era quella voglia testarda di dire al mondo: "Hei, ci siamo anche noi, siamo italiani e non suoniamo solo i mandolini. Questo brano si chiama "Celebration" ed è una tarantella rock ". E' stato quello il primo successo internazionale della band, un brano nato da una geniale contaminazione tra rock e musica etnica (questo termine allora non era ancora di moda).
Oggi, riallacciati i fili con un pubblico reso ancora più vasto da una comunicazione più diretta grazie al fenomeno internet, e con nuovi fans sparsi per il mondo, PFM ha deciso di far riscoprire la propria musica dalle origini. In scaletta, ventisette brani: i primi due brani del primo disco sono due inediti in studio. Il primo, "Sea of memory" si avvale delle splendide liriche e della voce di Peter Hammill, uno dei grandi della scena inglese, ospite speciale di questo disco. Un brano che ha una forza musicale e lirica incredibile abbinata ad un crescendo prog memorabile, la PFM è in grandissima forma e anche i vecchio Peter non è da meno. Il secondo brano invece è una cover di "Bandiera bianca" il successo di Franco Battiato. Una versione vigorosa e ironica, incisa come risposta di PFM ad "Impressioni di Settembre" proposta dal cantautore siciliano in "Fleur 3", tuttavia non mi sembra particolarmente memorabile soprattutto il coro sovrainciso nella parte finale che abbassa di molto la qualità del pezzo. Dopo i due inediti in studio la terza traccia La Carrozza di Hans da inizio al viaggio live.. Un viaggio attraverso i meridiani, ricalcando tappe vecchie e nuove, il paese nel Sol Levante fu teatro di uno storico concerto tenuto ad Osaka dalla band nel 1975, e proprio al celebre Bootleg di quel concerto si rifà la copertina del disco. Subito dopo Rain Birth introduce River of life, che è sicuramente la grande sorpresa del live infatti erano molti anni che non veniva più ripresa dal vivo, viene cantata da Mussida, la performance è eccellente, molto efficace è il riarrangiamento che la vede priva degli appesantimenti barocchi presenti sul disco .
Seguono Photo of Gost, e da segnalare è anche l' inserimento nella scaletta di Peninsula, brano composto da Mussida ai tempi delle tournèe americane e dedicato all¹Italia. In rapida sequenza si passa da La Rivoluzione tratta dall'ultimo lavoro in studio a Suonare Suonare, celebre successo degl'anni 80, e poi ancora a Promenade The Puzzle a cui fa seguito una strabiliante Jam. Dove..Quando chiude il primo disco in un atmosfera rarefatta e strabiliante. Sembra di essere tornati nei settanta. Nel secondo disco compaiono altri grandi successi dei nostri come Il Banchetto, rivista in chiave semi acustica, Dolcissima Maria, Maestro della voce, scritta per l'indimenticato Demtrio Stratos, leader degli Area. Il drumming di Franz Di Cioccio, è potente così come quando si cimenta alla voce è impeccabile. Ottimo è anche Monterisi che nello stile ricalca molto quello di Di Cioccio, a completare la sezione ritmica c'è Patrick Djivas che offre spunti di alta scuola con le sue celebri e vellutate linee di basso. Mussida alla chitarra da dimostrazioni (Ce ne sarebbe anche bisogno?) di essere uno dei migliori chitarristi italiani. Flavio Premoli acquista una maggiore evidenza rispetto al passato, e anche lui lascia brillare tutta la sua arte con splendidi assoli di piano come quello strepitoso su Mr 9 till 5 e Scary Ligth.
La 'old' entry di Lucio Fabbri al violino, già presente nell' organico del gruppo dal '79 al '87, brilla in vari episodi di questo live, notevolissima è la sua prova nella lunga Jam che si protrae per ben tre traccie, e che include l'Overture del Guglielmo Tell di Rossini. Fanno capolino altri brani storici come È festa/ Celebration, Impressioni di settembre, e La Luna Nuova che chiude in modo strepitoso il secondo disco. La tipica ricetta PFM torna sotto forma di intensità sul palco, grande perizia strumentale e una ritrovata intesa che era andata un po' arrugginendosi durante i lunghi anni di inattività di quella che rimane la più grande istituzione rock italiana.

Salvatore Esposito


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