|
Un esito più che favorevole, preannunciato dal traino fortunatissimo
del singolo "Impressioni di Settembre" che diventa subito il primo manifesto
musicale del gruppo. L'album d'esordio contiene anche un altro pezzo
storico dal titolo "E' festa" (che nelle successive vesti di "Celebration"
diventerà il passaporto musicale del gruppo all'estero) e permette alla
PFM di rivelarsi da subito come una delle band più innovative. Quello
che accade dopo è una conferma del debutto: in cinque anni vengono pubblicati
sette album tra lavori in studio (che rivelano un crescente affinamento
delle arti progressive), un live negli USA e due versioni inglesi ("Photos
of ghosts" e "The world became the world") per la Manticore di Emerson
Lake & Palmer. Vengono contemporaneamente realizzate quattro tournée
americane, cinque europee e infine quella in Giappone del '75.
I passaggi cruciali nella storia della ditta Marconi saranno poi i concerti
realizzati nel '79 al seguito di Fabrizio De Andrè, e il successivo
recupero della forma canzone con "Suonare suonare" che segnerà la svolta
stilistica degli anni '80. Le vicende della PFM, si snodano così tra
clamorosi ed esaltanti successi, immensa fama e stima all'estero ma
anche tra numerosi cambi di organico e svolte musicali che ben presto
portarno la gloriosa band nostrana ad una lunga pausa di riflessione
durata dieci anni. La band milanese di Di Cioccio e Mussida fece ritorno
sulle scene con un bel disco "Ulisse" nel 1997. Franz Di Cioccio, batterista
e voce della PFM, ha splendidamente raccontato in un libro dal titolo
"Due Volte Nella Vita" tutta la storia della sua band, e proprio alla
rinascita con Ulisse si ferma il suo racconto.
Ora a parlare è tornata la loro musica, sono seguiti un live e il troppo
sottovalutato Seredipity del 2001, che a torto è stato classificato
come un esercizio di stile, ma adesso non ci sono scuse, questo disco
è quello che il pubblico desiderava, pochissimo del nuovo repertorio
molti classici e tanta improvvisazione. Lo spunto del nuovo progetto
della PFM parte da una esigenza naturale: la voglia di palco, di sudore
e di musica che scivola tra le dita, che rimbalza giù dal palco e che
si stempera tra il pubblico. Il modo per realizzare il progetto è quello
più congeniale al gruppo: un disco dal vivo.Il nuovo disco, come i live
precedenti, ("Live in Usa"/ "Cook" "De André e PFM in concerto" "Performance"
"www.pfmpfm.it-il Best"), è suonato in una unica sessione, senza alcun
rifacimento. Il perché di questa raccolta, PFM lo spiega così: "Consegnare
alle nuove generazioni un'idea diversa di musica, l'energia e la suggestione
di una musica non convenzionale, non omologata, quella parte di patrimonio
italiano che va sotto il nome di musica progressiva, anzi musica immaginifica".
Questa musica insieme alla lirica, alla tradizione napoletana ed ad
una manciata di successi melodici vecchi e nuovi, è l'unica realtà nostrana
della zona rock che viene apprezzata all'estero, senza essere considerata
B-music.
La chiamano musica progressive, PFM la chiama semplicemente "Musica
Immaginifica". E' quella capace ancora di suggestioni, di far correre
la fantasia attraverso un tracciato musicale in chiaro scuro, quella
che permette all'ascoltatore di essere, con la sua immaginazione, un
protagonista attivo. La musica immaginifica è un vero e proprio risveglio
di orgoglio espressivo, una risposta alla musica per immagini, quelle
dei videoclip, che hanno preso il sopravvento omologando il panorama
musicale odierno. PFM non ha glutei da mostrare, ma solo dita, ora nervose
ora leggere, braccia agili e gambe ben salde. Un concerto di due ore
e mezza di musica, suonata in modo passionale e artigiano. Sudore, tensione,
dolcezza, accordi, risvolti. Gesti istintivi, come la lingua fuori di
Di Cioccio, le smorfie sonore di Mussida, il trasporto tattile di Premoli,
la impassibilità ieratica di Djivas. Sono modi diversi di interpretare,
senza rete e senza appello, lo stesso identico momento. Qualcosa di
irripetibile per tutti, musicisti e pubblico. Un abbraccio collettivo,
liberatorio, come solo la musica immaginifica riesce a creare. Così
nasce l'idea di ritornare a suonare all'estero, per riprendere quei
percorsi tracciati molti anni prima, quando quei viaggi significavano
scoprire realtà stimolanti e avvicinare un pubblico imprevedibile, lontano
dalle proprie sicurezze. La spinta di allora era quella voglia testarda
di dire al mondo: "Hei, ci siamo anche noi, siamo italiani e non suoniamo
solo i mandolini. Questo brano si chiama "Celebration" ed è una tarantella
rock ". E' stato quello il primo successo internazionale della band,
un brano nato da una geniale contaminazione tra rock e musica etnica
(questo termine allora non era ancora di moda).
Oggi, riallacciati i fili con un pubblico reso ancora più vasto da una
comunicazione più diretta grazie al fenomeno internet, e con nuovi fans
sparsi per il mondo, PFM ha deciso di far riscoprire la propria musica
dalle origini. In scaletta, ventisette brani: i primi due brani del
primo disco sono due inediti in studio. Il primo, "Sea of memory" si
avvale delle splendide liriche e della voce di Peter Hammill, uno dei
grandi della scena inglese, ospite speciale di questo disco. Un brano
che ha una forza musicale e lirica incredibile abbinata ad un crescendo
prog memorabile, la PFM è in grandissima forma e anche i vecchio Peter
non è da meno. Il secondo brano invece è una cover di "Bandiera bianca"
il successo di Franco Battiato. Una versione vigorosa e ironica, incisa
come risposta di PFM ad "Impressioni di Settembre" proposta dal cantautore
siciliano in "Fleur 3", tuttavia non mi sembra particolarmente memorabile
soprattutto il coro sovrainciso nella parte finale che abbassa di molto
la qualità del pezzo. Dopo i due inediti in studio la terza traccia
La Carrozza di Hans da inizio al viaggio live.. Un viaggio attraverso
i meridiani, ricalcando tappe vecchie e nuove, il paese nel Sol Levante
fu teatro di uno storico concerto tenuto ad Osaka dalla band nel 1975,
e proprio al celebre Bootleg di quel concerto si rifà la copertina del
disco. Subito dopo Rain Birth introduce River of life, che è sicuramente
la grande sorpresa del live infatti erano molti anni che non veniva
più ripresa dal vivo, viene cantata da Mussida, la performance è eccellente,
molto efficace è il riarrangiamento che la vede priva degli appesantimenti
barocchi presenti sul disco .
Seguono Photo of Gost, e da segnalare è anche l' inserimento nella scaletta
di Peninsula, brano composto da Mussida ai tempi delle tournèe americane
e dedicato all¹Italia. In rapida sequenza si passa da La Rivoluzione
tratta dall'ultimo lavoro in studio a Suonare Suonare, celebre successo
degl'anni 80, e poi ancora a Promenade The Puzzle a cui fa seguito una
strabiliante Jam. Dove..Quando chiude il primo disco in un atmosfera
rarefatta e strabiliante. Sembra di essere tornati nei settanta. Nel
secondo disco compaiono altri grandi successi dei nostri come Il Banchetto,
rivista in chiave semi acustica, Dolcissima Maria, Maestro della voce,
scritta per l'indimenticato Demtrio Stratos, leader degli Area. Il drumming
di Franz Di Cioccio, è potente così come quando si cimenta alla voce
è impeccabile. Ottimo è anche Monterisi che nello stile ricalca molto
quello di Di Cioccio, a completare la sezione ritmica c'è Patrick Djivas
che offre spunti di alta scuola con le sue celebri e vellutate linee
di basso. Mussida alla chitarra da dimostrazioni (Ce ne sarebbe anche
bisogno?) di essere uno dei migliori chitarristi italiani. Flavio Premoli
acquista una maggiore evidenza rispetto al passato, e anche lui lascia
brillare tutta la sua arte con splendidi assoli di piano come quello
strepitoso su Mr 9 till 5 e Scary Ligth.
La 'old' entry di Lucio Fabbri al violino, già presente nell' organico
del gruppo dal '79 al '87, brilla in vari episodi di questo live, notevolissima
è la sua prova nella lunga Jam che si protrae per ben tre traccie, e
che include l'Overture del Guglielmo Tell di Rossini. Fanno capolino
altri brani storici come È festa/ Celebration, Impressioni di settembre,
e La Luna Nuova che chiude in modo strepitoso il secondo disco. La tipica
ricetta PFM torna sotto forma di intensità sul palco, grande perizia
strumentale e una ritrovata intesa che era andata un po' arrugginendosi
durante i lunghi anni di inattività di quella che rimane la più grande
istituzione rock italiana.
Salvatore
Esposito
|