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Pink
Floyd - ECHOES
Emi
Se
io non avessi mai ascoltato i Pink Floyd, se non possedessi nessun loro
album, o se conoscessi solo le canzoni di maggiore successo come "The
Wall", direi che questo disco è fantastico, un bellissimo
regalo di Natale (perché sicuramente me lo avrebbero regalato
a Natale). Forse un po' troppo particolari, troppo strani, i primi brani,
quelli dell'inizio di carriera, quando, mi hanno detto, c'era un certo
Syd Barret, che poi è andato via perché diventato pazzo.
Però, tutti gli altri brani, che emozione, e che bravo chitarrista
è Gilmour.
Invece, visto che ho amato fraternamente le parole di Waters, visto
che, per un certo periodo, non c'era niente che mi rappresentasse di
più della loro musica, visto che so a memoria ogni nota di "Shine
On" e non solo, visto che per me i Pink Floyd sono la perfezione
del suono, questo disco non ha senso di esistere. Bello sì, ma
inutile. Tanto che l'ho ascoltato perché mi è stato prestato,
ma non avrei speso un centesimo di Euro per comprarlo.
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Perché
dal 1994 i Pink Floyd pubblicano solo dei live o delle raccolte? Forse
allora è vero ciò che ha recentemente detto Roger Waters
di David Gilmour, cioè che passa il tempo al telefono cercando
qualcuno che gli scriva le canzoni per un nuovo album? Prima uscì
"Pulse", che seguiva il monumentale concerto a supporto dell'album
"The Division Bell" - a tutt'oggi l'ultimo in studio - e conteneva
l'intero "The Dark Side of the Moon" dal vivo per la prima
volta, quindi aveva senso di esistere, oltre ad essere una vera delizia
per le orecchie e per lo spirito, soprattutto di chi ha partecipato
anche al concerto. Poi fu la volta del live di "The Wall",
la cui imponente campagna pubblicitaria non mi scalfì minimamente.
Un amico mi disse: "Sì, mi è piaciuto, ma non ho
capito perché The Wall l'abbiano ripetuta tre volte".
Ecco, credo che quella volta, così come per "Echoes"
la casa discografica abbia centrato il target di consumatori. L'anno
scorso la Emi ha pubblicato "1", la raccolta dei Beatles,
giusto sotto Natale perché fosse un'idea regalo, destinata soprattutto
ai fans più giovani o recenti; quest'anno è stata la stessa
cosa per "Echoes", l'anno prossimo ci sarà da aspettarsi
il terzo greatest hits poco significativo. Per certi versi, non si può
dare tutti i torti alla Emi: è un'azienda e questa è una
strategia commerciale riuscita; inoltre anche altre case discografiche
hanno pubblicato raccolte di cui non c'era la necessità, come
ad esempio quella dei Cure. E' sufficiente non comprarle.
Se non altro, apprezziamo l'impegno di chi ha scelto i brani da inserire
in "Echoes" e il discreto risultato finale, poiché
ogni album dei Pink Floyd è un greatest hits e non è facilmente
smontabile per isolarne dei pezzi da mescolare ad altri. Apprezziamo
che sia un doppio cd - quindi circa due ore e mezza di ottima musica
- apprezziamo il libretto interno, che contiene tutti i testi e la grafica
come sempre suggestiva. Bella anche la copertina, che riunisce l'iconografia
dei più celebri album dei Pink Floyd. Anche se fuori c'è
la mucca di "Atom Heart Mother", ma dentro non c'è
nessun brano tratto da questo album... Abbiamo gustato anche il quasi
inedito "When the Tigers Broke Free", anche se appartiene
molto a Waters e poco agli altri.
Non dispiace mai riascoltare tutti in una volta sola i migliori brani
dei Pink Floyd - anche se forse nemmeno due cd possono bastare - ma
li ascoltiamo con amarezza, noi che vorremmo vedere di nuovo i Pink
Floyd grandi come un tempo.
Stefania
Montanari
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