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Primal
Scream - EVIL HEAT Quello
che i Rolling Stones non riescono più a fare né a essere
(per la verità da circa una ventina d’anni), cioè l’urlo
primordiale di un rock and roll capace di rinnovarsi e proseguire il
suo viaggio, lo sanno fare benissimo i Primal Scream, che le hanno abitate
bene le stanze del rock più quadrato e pregno di blues (perfino
di godspel), ma le hanno anche sapute dipingere ogni volta di fresco
con i migliori mezzi oggi a disposizione, compresa anche (l’impatto
direbbe il contrario) una buona dose di senso della misura. I migliori
mezzi oggi a disposizione si chiamano psichedelia (come sempre) ed elettronica.
I migliori mezzi oggi a disposizione si chiamano Kevin Shields (My Bloody
Valentine) e Andrew Weatherall (Two Lone Swordsman). |
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E
come è accaduto spesso in passato, con "Screamadelica",
"Vanishing Point" e "Xtrmntr", anche "Evil
Heat" è diventato giustamente, molto rapidamente, un piccolo
classico. L’apertura con "Deep Hit Of Morning Sun" è
l’apoteosi della psichedelia con la mano del suo "guru" Shields
che (un giorno ci dirà come diavolo fa) annega le chitarre nel
proprio urlo, rendendole ipnotiche (e stavolta senza farle girare al
contrario) e stupefacenti (nel suo duplice significato). "Miss
Lucifer" è la riuscita collisione tra Kraftwerk, Autechre
e Mick Jagger, così come "Autobahn 66" è uno
sguardo gettato al rock dalla terrazza Warp/Morr. "Detroit"
scarica rabbia pop wave, nera e diabolica, mentre la successiva "Rise"
mostra, dal buco della serratura, i Velvet Underground vestiti con lustrini
e paillettes, fino alla loro definitiva deflagrazione. In "Lord
Is My Shotgun", sorta di delta psicoacido con echi di John Lennon,
ci viene detto che la tagliente armonica è sospinta dal prezioso
alito di Robert Plant.
di Pier Angelo Cantù, tratto dalla rivista Late For The Sky, n.61, novembre 2002 |
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