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Paul
Simon - GRACELAND Piomba
come un fulmine a ciel sereno sorprendente ed inaspettato ed il lineare
cammino artistico a tinte pastello di Paul Simon si riempie di suoni,
luci e colori forti. Colori del Sud Africa, cui Paul si rivolge in modo
originale, sincero, aperto e, in netto contrasto con le direttive di
boicottaggio ONU, ingaggia musicisti locali in un rispettoso scambio
di stati d’animo da cui scaturiscono atteggiamenti, spesso anche ironici
e distaccati, ma che contribuiscono non poco a portare alla ribalta
di un palcoscenico le problematiche apartheid, arrivate ormai all’apice
della tensione socio-politica. |
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Un
concerto straordinario, con largo spazio ad artisti strepitosi, alcuni
noti solamente in qualche angolo del continente, altri come Hugo Masakela
e Myryam Makeba celebri un po’ ovunque; una serata oltretutto depurata
da qualsiasi afflato nostalgico o autoindulgente (Paul concede solamente
nei bis una svogliata "The Boxer" alle terrificanti insistenze
dei fans italiani che peraltro non avevano avuto molte occasioni per
vederlo precedentemente suonare dal vivo). "Graceland" è
un disco che per certi versi testimonia il coraggio di cimentarsi, di
mettersi in sintonia con culture diverse rispettandone la sostanza e
la freschezza comunicativa e per una volta il risultato è stato
premiato da un enorme successo commerciale (perfino un prevedibile Grammy).
Le canzoni del disco sono quasi tutte memorabili, a volte oblique e
scoordinate, con la voce felpatissima di Paul fagocitata da timbri tribali,
da strumenti pulsanti e da ritmiche pestate che contribuiscono ad esaltarne
la peculiarità.
Pier Angelo Cantù |
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