Quintorigo - ROSPO
1999, Universal

Si dice che con la conclusione di un decennio vi sia una fase di paralisi nel campo artistico ed intellettuale. Nel caso in cui si tratti della conclusione di un secolo, poi, la tendenza al blocco si estende ancora più profondamente. Nel nostro caso parliamo del 1999. L’anno del miracolo italiano! Il miracolo è tanto grande quanto l’aspettativa di negatività per questo fine millennio. Il miracolo ha un nome: Quintorigo.
Ebbene si, il 1999 è l’anno natale di Rospo, il primo lavoro ufficiale del quintetto romagnolo. Tralascerò deliberatamente gli aspetti biografici dei Quintorigo; vi risparmierò quindi la lista interminabile di elogi e riconoscimenti critici provenienti da ogni parte del mondo, il profilo professionale degli elementi dell’ensemble e qualsivoglia aneddoto con o senza significato. Qui ci concentreremo sul più bell’oggetto discografico Italiano degli ultimi anni. A mio avviso uno dei migliori lavori "pop" italiani in assoluto!
Rospo è un disco incredibile. Non c’è un’idea geniale, un esempio di struttura musicale azzeccata, un testo poetico piuttosto che ironico, un passaggio virtuoso o un arrangiamento originale. Rospo lunge dalle facili definizioni, anzi è indefinibile.

Innanzitutto il percorso che seguono i nostri amici di Lugo e dintorni non è classificabile sotto alcun genere musicale; spazia fra rock e pop, blues e funk, classica e jazz, ecc. Alcuni brani testimoniano la nascita di un genere tutto nuovo, non contemplano alcun faro di riferimento, brillano di luce propria, sconosciuta ed accecante.
Un capitolo a parte va dedicato alla scelta degli strumenti. Violino, violoncello, contrabbasso e sax sono gli unici strumenti impiegati, oltre alla voce naturalmente. Il modo in cui sono arrangiati i suoni classici di questi strumenti, ma anche l’applicazione ad essi di effetti appartenenti ad altre generazioni (wa-wa, distorsori, compressori, ecc.), sono totalmente innovativi. Il risultato, come già detto, è al di fuori di ogni schema e previsione.
Il trio iniziale "Kristo si!" "Rospo" e "Nerovivo" provoca dipendenza. Prima di inserire Rospo nel vostro lettore, fate in modo di augurare buona fortuna ai vostri dischi preferiti perché non li rivedrete per un bel pezzo! Dopo qualche secondo di ascolto, la prima impressione non è un’esclamazione ma un interrogativo: dove cazzo è la batteria??? Semplice, non c’è. Bene, ma non siamo ancora pronti per sentenziare. Tocca ancora alle domande. Come è possibile? Riusciamo appena a concepire questa perplessità mentre siamo invasi da una sensazione che non richiede alcuna spiegazione. Ci vorranno decine di ascolti per razionalizzare.
Il brano per rompere il ghiaccio (potreste portarlo con voi alla conquista del Polo Nord) è un funk dai contenuti lirici a dir poco eretici ("madonne che si mettono a piangere…ci crederò soltanto quando le vedrò ridere").
Questo brano, di apertura, è volutamente il più orecchiabile del disco per preparare l’ascoltatore al fantascientifico mondo quintorighiano. La seconda traccia è incomparabile. I testi ironizzano sul mito del rospo che torna principe grazie al bacio di una bella fanciulla; nel nostro caso invece, il principe è un fantoccio invertebrato a cui piacerebbe tornare vero, anche se solo un rospo. Basta "formalità e moralità", dice De Leonardis, "già dato!"; "Superficialità, mediocrità", è così che si raggiunge il "successo!"; "Ipocrisia, televisia?", infierisce, "conati!". Gli arrangiamenti sono singolari quanto ineccepibili, degni dei più grandi compositori d’inizio secolo. Gli stacchi ed i suoni, naturalmente gracidanti, onomatopeici e spesso psichedelici, rendono perfettamente l’atmosfera di questa fiaba di fine millennio. "Non puoi toccarmi dentro", finisce!
Siamo giunti a quello che io considero uno dei più bei pezzi italiani mai realizzati: "Nerovivo". L’atmosfera apocalittica ed il ritmo incalzante uniti a grinta e lucidità sono solo gli elementi lampanti e facilmente riconoscibili. "Stenta il sole, non è il momento, nuvole e fuliggine…adesso piove, piove sulla ruggine…ma forse quest’alba senza sole prevede comunque l’arrivo del giorno ed io l’aspetterò". Aggiungete questi testi a quanto già detto ed eccovi la canzone per nascere e per morire, per rivivere!
Non vi è un brano in Rospo che non meriti attenzione. "Zapping", con la sua macchinazione gershwiniana, sembra spuntare dalla colonna sonora di un cartone animato americano; "Sogni o Bisogni" sembrerebbe rock abbastanza fluido e semplice se non fosse per gli stacchi psichedelici in controtempo (realizzati dal violino); "Tradimento" è una ballata jazz…Ma esistono?! "Deux Heures de Soleil", brano pro-ambiente in cui il vocalist gioca con la voce: ora limpida per parlare di spazi, mare e natura, ora distorta per muri, rifiuti e raffinerie. Prestando attenzione ai coretti beatlesiani contenuti in questo pezzo potremmo arrivare a definirlo pop..Sempre se il violoncello non fosse effettato col wa-wa!
Abbiamo anche una cover; niente di meno che di David Bowie: "Heroes". Il brano è totalmente riarrangiato (da Guido Facchini) in modo decisamente allucinogeno; John (Massimo De Leonardis detto De Leo) riveste degnamente la voce del Duca Bianco. Rospo contiene anche l’unico pezzo con batteria che i Quintorigo abbiano inciso. Scritto da Valentino Bianchi, il sassofonista, "We want Bianchi" ospita un gigante delle percussioni jazz Italiane: Roberto Gatto. Immagino che non vi sia bisogno di commenti.
In chiusura, c’è una versione lenta di "Kristo si!". Questa volta John De Leo supera ogni aspettativa. Il suo sollazzo consiste nel riprodurre i suoni degli strumenti (in questo caso le percussioni) con la voce, registrarli, riprodurli in loop e poi cantarci sopra. Ecco a voi un autentico esempio di "one-man-band"… Perché De Leo riesce a fare questi giochetti anche dal vivo!
La voce di Massimo De Leonardis è una delle più mutevoli che io conosca. A parte il timbro, che De Leo modifica come se avesse un commutatore, è soprattutto l’estensione che mi lascia senza parole. Ho percepito suoni provenire dall’ugola d’oro in questione partire da 30 hertz e arrivare a circa 15.000, praticamente Massimo riproduce l’intera gamma udibile dall’uomo!
Insomma, siete ancora lì? Male! Non vorrei sembrare invadente ma dovete procurarvi una copia di Rospo a tutti i costi.. Idealmente, dividerete la vostra esistenza in due parti: precedente e successiva al giorno che lo farete.

Francesco Collepardo


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