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Rain
Parade - EMERGENCY THIRD RAIL POWER TRIP Quando,
nei primi anni ottanta, il punk californiano stava incominciando a degenerare
verso forme più estremizzate di hardcore, un insieme di giovani
con la passione comune per la musica degli anni sessanta, stanco di
giubbotti di pelle nera, tatuaggi e teste rasate riscoprì l’amore
per i colori, per i capelli al vento, per le corde pizzicate, cercando
in direzione contraria quelle risposte che il furore nichilista imperante
nelle sette note non era riuscito a edificare dalle macerie del presente. |
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Formatisi
nel 1981 intorno alle figure dei fratelli David e Steven Robach, i Rain
Parade pubblicano il loro primo singolo nel 1982 giungendo l’anno successivo,
con dodici mesi di anticipo rispetto all’apogeo del movimento Paisley,
al debutto sulla lunga distanza.
"Emergency
Third Rail Power Trip" è un fantastico caleidoscopio di
suoni e armonie saldamente legati alla tradizione californiana dei sixties
ed alla psichedelia della Swinging London, caratterizati -retaggio indissolubile
del primo punk- da un gusto naif e da una spartanità di fondo
che, lungi dal rattrappirla, ne accrescono la vivida magia. Le
atmosfere sognanti e rarefatte, spesso arricchite dall’inconfondibile
sapore delle più pregiate spezie d’Oriente, sono superbamente
diluite nelle dieci canzoni che compongono l’album attraverso gli echi
byrdsiani delle ballate elettriche impreziosite da magici arabeschi
di chitarra o sapienti pennellate di organo ("Talking In My Sleep",
"This Can’t Be Today", "What She’s Done To Your Mind",
"Look At Merri", a tutti gli effetti dei piccoli classici),
mentre -indissolubile- aleggia la barrettiana presenza ("Carolyn’s
Song", che nessuno si scandalizzerebbe di scoprire outtake da uno
dei dischi solisti del Nostro) o l’impeto di un certo garage che avrebbe
di li a poco vissuto una nuova età dell’oro ("Look Both
Ways").
di Marco Tagliabue, tratto dalla rivista Late For The Sky, n. 48, settembre 2000 |
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