Raiz - W.O.P.
2004, Universal

Gennaro Della Volpe, ovvero Raiz, abbandona gli Almamegretta (collettivo etno/dub di estrazione partenopea) per intraprendere un nuovo percorso musicale.
"W.o.p" (abbreviazione di "Without Passport", a tal proposito vi invito a leggere l’articolo di Corrado Augias pubblicato per "La Repubblica": Partono i bastimenti - Quando gli italiani emigravano), è il suo primo lavoro solista e fa leva su quegli stessi principi popolari che hanno caratterizzato gli avvii di carriera del cantante napoletano (in primis "Animamigrante" del 1993 e "Sanacore" del 1995), anche se alla lunga si rivela meno introspettivo e rivoluzionario di quanto si possa immaginare (ma ciò non importa).
Non a caso le 10 canzoni che compongono l’album sono di una bellezza elementare, immediate e prive di orpelli, sospese tra folklore mediterraneo (Num Me Vuò Chiù) e visioni cosmopolite ("W.o.p."): "I’ sogno italian, nuje simmo tutti ammiscati, tu che ce vuo’ fa? Simmo ‘e pate ‘e tanti figli, forse è chesta ‘a verità…So’ francese, i so’ spagnolo, sogno pure ‘mericano, faje cchiù ampresso chiamarme napulitano ".

Concezioni universali che traggono ispirazione da anni, ovvero secoli, di sradicamenti culturali e transiti generazionali, da cui si evolvono, tra andature esotiche ed armonie conterranee, brani dalle ossature tradizionali e dagli intensi riverberi sentimentali. Un miscuglio di eloquenze dialettali (napoletano) e linguaggi letterati (italiano ed inglese), in cui si distendono ritmi tropicali (il reggae di "Tu Che Non Ci Sei" e la samba-bossa di "Musica") e melodie orientali ("Dietro il Tuo Chador") che si imbrattano di impulsi malinconici ("Dare") e morbide dilazioni elettroniche ("C'era Una Volta").
Un disco che unisce il vecchio con il nuovo e che introduce Raiz, figlio dell’umanità e cittadino del mondo, nell’olimpo dei cantanti veri ed universali.



©2004 Luca D'Ambrosio



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