Ronnie Bowman - STARTING OVER
2002, Sugar Hill Records

Terzo album solista per Ronnie Bowman ma il primo dallo scioglimento della Lonesome River Band. La Lonesome River Band a dire la verità non si è sciolta, ma negli ultimi mesi ben quattro dei cinque componenti se ne sono andati e seppur il solo superstite Sammy Shelor sia riuscito a rimettere insieme un gruppo di ottimi musicisti, credo che talenti quali Kenny Smith (ora con la moglie Amanda nella sua personalissima Band), Rickie Simpkins (ora in forza agli Isaacs), Don Rigsby (fondatore della superband dei Rock County) e Ronnie Bowman siano impossibili da sostituire. Non a caso una leggenda del Country e del Rock come John Fogerty li ha voluti al gran completo per il suo album "Blue Moon Swamp". Già negli anni addietro la Lonesome River Band aveva dovuto fare i conti con partenze importanti come quelle di Tim Austin e Dan Tyminski.
Negli ultimi dieci anni si è avuta l’impressione che esistano ormai due modi ben diversi uno dall’altro di intendere ed interpretare la musica Bluegrass. I più tradizionalisti che seguono le orme dei Jim & Jesse, Osborne Bros, Bill Monroe e Del McCoury e i più progressivi sempre alla ricerca di nuove sonorità e nuove influenze quali i Blue Highway, Alison Krauss, Nickel Creek e la Lonesome River Band oltre ai singoli membri di queste Band con i loro progetti solisti.

Ronnie Bowman è il prototipo del musicista Bluegrass progressivo: ottimo cantante, ottimo autore ed ottimo bassista bastano ed avanzano per convincere Ronnie che far parte di una Band è un po’ riduttivo nei suoi confronti. A onor del vero dobbiamo dire che la musica di Ronnie nei suoi progetti solisti ricorda molto da vicino quella della sua ex Band (e non è certamente un difetto). Lo stesso Ronnie è rimasto molto legato al suo recente passato e ne và particolarmente fiero. In "Starting Over" non troviamo però, con mia grande sorpresa, nessuno dei compagni del suo recente passato. Ottima comunque la scelta dei musicisti: i Soggy Bottom Boys Dan Tyminsky, Barry Bales e Jerry Douglas (Union Station di Alison Krauss), Ron Stewart (Lynn Morris Band), Steve Gulley (Mountain Heart), Tim Stafford (Blue Highway), Tony Rice e Aubrey Haynie tanto per citare i più conosciuti.
"Starting Over" è un ottimo disco di materiale originale e soprattutto arrangiato e prodotto con una sensibilità straordinaria. Si va da veloci e coinvolgenti brani di Acoustic Boogie a splendide e commoventi ballate di un Country acustico suonato con la testa e col cuore. La freschezza e l’originalità di questo album sta nel fatto che tutti i pezzi, o quasi, sono nuovi e sconosciuti e a differenza di tantissimi album di Bluegrass (anche di successo come ad esempio quelli di Ricky Skaggs) non troviamo qui classici e traditionals.
Ronnie collabora come autore ad un solo brano e la cosa è sorprendente visto che in passato è stato capace di regalarci gemme della grandezza di "The Healing Kind" incisa da LeeAnn Womack. Craig Market è l’autore più presente in "Starting Over" con sei brani ed insieme a Dan Tyminski è l’autore del brano di apertura dell’album "What She Didn’t Say" oltre ad aver scritto la splendida title track.
Il Blue Highway Shawn Lane insieme alla moglie Gracie è l’autore di "Lonely Quit Knockin' On My Door", un brano che ricorda molto lo stile della sua Band e non poteva essere altrimenti. Un bellissimo banjo un po’ ‘50s che apre la tradizionalissima "I’ll Be Dogged" ci introduce al finale dell’album che chiude con due brani molto diversi uno dall’altro. La dolcissima "Go Home" che fa venire alla mente sia per la voce di Ronnie che per la melodia del brano il vecchio ma grande James Taylor e in chiusura un brano scatenato che potremmo definire Boogie-Grass scritto da Don Rigsby e la moglie Tina insieme a Tim Stafford, "Bring It Home Baby". Un brano alla Tim O’Brien che è un concentrato di ritmo e allegria oltre ovviamente a tecnica sopraffina dove il dobro di Jerry Douglas vi farà accapponare la pelle.
A chi gli chiede di descrivere il suo disco Ronnie risponde semplicemente: "E’ Bluegrass". Ma credetemi, è tanto, tanto di più.

Roberto Campovecchi


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