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Rosie
Flores - SINGLE ROSE
Durango Rose Records, 2003
Che
Rosie Flores sia una grande chitarrista è cosa nota anche a chi
l'ha ascoltata solo un paio di volte ma generalmente quando suoni insieme
ad altri musicisti devi lasciare spazio anche a loro e inevitabilmente
ti riesce impossibile mettere in mostra tutte le tue potenzialità
di musicista e di cantante. Ecco allora l'idea di questo "Single
Rose", che ci presenta la Rosie Flores che nessuno aveva mai ascoltato
su cd ma che tutti avevano sognato di poter ascoltare un giorno o l'altro.
Un disco molto personale e intimo che Rosie ha voluto dividere (per
la registrazione) con pochi amici al Douglas Corner, un piccolo club
nella periferia sud di Nashville.
In queste quattordici tracce c'è tutta la magia che Rosie riesce
a sprigionare dalle corde della sua chitarra acustica e dalla sua voce
con ben dodici brani scritti da lei, alcuni in perfetta solitudine ed
altri insieme ad illustri colleghi.
Il titolo è già un indizio di quello che ci aspetta, "Single
Rose" è infatti Rosie da sola con l'aiuto di un paio di
amici in alcuni brani.
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Si parte con un tributo ad un club Californiano molto caro a Rosie che
ha rappresentato molto per la sua carriera. Sto parlando del Palamino
(mi sembrava si chiamasse Palomino) di Los Angeles dove si sono esibiti
praticamente tutti i più grandi artisti del mondo di ogni genere
musicale.
"Palamino Days" è solo la prima tessera di un mosaico
musicale di una bellezza unica.
Di origini Texane, Rosie è stata parecchio influenzata dai suoni
del Messico e questo è chiaro in "It's Over" dove finalmente
troviamo il primo ospite, Tammy Rogers al violino. Tammy resterà
poi sul palco anche per il brano successivo, la dolce "Daddy's
Lullaby".
Si riprende poi ritmo con uno dei brani più conosciuti del repertorio
di Rosie, "Heartbreak Train", scritto insieme alla leggenda
Albert Lee e incisa nel suo primo album alla fine degli anni '80.
Arriviamo al primo pezzo non scritto da Rosie, il bluesaccio "Boxcars"
di Wayne Hancock e a rimorchio arriva uno dei rockabilly più
scatenati che Rosie abbia mai inciso, "59 Tweedle Dee".
Ascoltando questo "Single Rose" diventa molto chiaro il perché
Rosie sia così amata sia dai fans del Country che da quelli del
Rock'n'Roll.
Il secondo ospite, James Intveld, Rosie ce lo presenta con "Midnight
To Moonlight", un bel pezzo che Rosie ha scritto insieme proprio
a James.
Ci avviciniamo alla fine dello spettacolo e allora bisogna calare gli
assi ed ecco il pezzo che più amo tra tutti quelli incisi da
Rosie, "Bandera Highway", un po' di nostalgia on the road.
Avevo già ascoltato questo pezzo in diverse versioni, acustica,
elettrica e in duetto con Ray Campi ma ogni versione che Rosie incide
mi affascina come la prima che ho ascoltato, una di quella canzoni che
non moriranno mai.
La splendida "Little Bit More", che Rosie ha scritto insieme
a Terry McBride ci introduce al pezzo conclusivo di questo capolavoro
acustico.
Come poteva finire il disco una grande chitarrista come lei? La scelta
è caduta su "Country Boy" di Albert Lee che per l'occasione
cambia il titolo in "Country Girl".
Un brano decisamente non facile da suonare con l'elettrica, figuriamoci
con l'acustica, ma Rosie non si fa certo intimidire dalla leggende che
ci hanno fatto ascoltare questo brano prima di lei: Albert Lee e Ricky
Skaggs.
Già il brano in se stesso è scatenatissimo ma essendo
il brano conclusivo del disco e del concerto viene stravolto da Rosie
per renderlo ancora più interessante. Finale mitico con qualche
nota di "Tequila".
Rosie è già una leggenda della musica di tutti i generi
e questo suo capolavoro diventerà un album da collezione, uno
di quei dischi che ognuno si porterebbe su un'isola deserta.
Roberto
Campovecchi
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