Randy Howard - I REST MY CASE
2003, Sugar Hill

Il 29 Giugno 1999 è per gli amanti della musica Bluegrass uno dei giorni più tristi della storia di questa musica. A Nashville si spegneva a soli 38 anni uno dei più straordinari talenti che la musica acustica Americana ricordi: Randy Howard.
Campione del mondo di violino Bluegrass a Union Grove, North Carolina nel 1979 quando aveva solo 18 anni diventando il più giovane musicista della storia del campionato ad aggiudicarsi il premio, Grand Master Champion a Nashville nel 1984, 4 volte campione Old-Time del Tennessee, detiene l’incredibile record di 12 campionati Nazionali a Mountain View, Arkansas, violinista Bluegrass dell’anno per la SPGMA nel 1996, 1997 e 1998, violinista dell’anno per la International Bluegrass Music Association nel 1999 e nello stesso anno viene eletto membro della Atlanta Country Music Hall of Fame.

Randy è stato e lo è tutt’ora uno dei più rispettati violinisti tradizionali al mondo e leggende del violino moderno come Alison Krauss, Stuart Duncan e Aubrey Haynie devono molto della loro destrezza sullo strumento a Randy Howard. Il suo stile veloce e pulito e il suo inconfondibile uso del doppio e triplo stop è una grande fonte di ispirazione per chiunque si cimenti con lo strumento. Considerare Randy un violinista Bluegrass sarebbe una banalità.
La sua pur breve carriera lo ha portato a suonare con i migliori musicisti Bluegrass quali la Lonesome River Band, J. D. Crowe, Carl Jackson, Kathy Chiavola e Rhonda Vincent ma ha inciso pure con la leggenda della chitarra Chet Atkins, col grande George Jones e con superstar del Country come Kenny Chesney, Blackhawk, Shelby Lynne e Garth Brooks.
"I Rest My Case" è stato registrato durante gli ultimi tre anni di vita di Randy tra il 1996 e il 1999 ma ha visto la luce solo ora perché per poterlo realizzare la casa discografica doveva attendere il nulla osta della madre di Randy, nulla osta che dopo tante pressioni è finalmente arrivato. Il disco è un concentrato dei vari stili che Randy amava suonare, a dir la verità lui sapeva, poteva e amava suonare di tutto.
Ad accompagnare Randy in questo interessante progetto troviamo l’inseparabile Kathy Chiavola, che a sorpresa non canta da solista in nessuna delle 14 tracce, oltre ad una dozzina dei migliori musicisti che si possano trovare oggi nel Bluegrass.
Si parte subito ad un ritmo piuttosto sostenuto dove il violino di Randy è ottimamente supportato dalla chitarra di Bryan Sutton (già con Ricky Skaggs), dal dobro di Jerry Douglas (Alison Krauss and Union Station), dal banjo di Ron Block (anche lui Union Station), dal mandolino di Sam Bush (fondatore dei Newgrass Revival) e dal basso di Dennis Crouch. Niente male come inizio, chi non vorrebbe avere in squadra elementi del genere?
Il secondo brano dell’album è il primo dei quattro originali scritti da Randy e il brano che dà il titolo al cd con uno staordinario mandolino del mandolinista per eccellenza: David Grisman. In questo brano troviamo un altro grande che ci ha lasciato, Roy Huskey, Jr., sicuramente il più eclettico e pittoresco bassista del circuito Country e Bluegrass. Il grande amico di Randy, Don Rigsby è la voce solista nelle dolcissime "Leader Of The Band", "A Lonesome Road" e "I Hear A Sweet Voice Callin’". Gli altri due pezzi cantati sono due pezzi scritti da Carl Jackson ed è proprio lui in persona che Randy ha voluto per cantarle nel disco. Uno di questi brani,
"Fit For The King" è stato pure inciso da Garth Brooks nell’album "Seven" con il violino di Randy ad accompagnare la superstar.
"Ain’t No Part Of Nothin'" è uno strumentale scritto dall’amica Kathy Chiavola che qui suona la chitarra mentre il genio di Randy è in grande evidenza nello swing/jazz di "Kansas City Kitty" accompagnato solamente dal basso di Roy e dalla chitarra di Romane. Uno dopo l’altro troviamo poi altri due originali di Randy, "So Long, Bill" dall’inizio incisivo che ricorda un po’ "Ghost Riders In The Sky" e la suggestiva e lunghissima (oltre 6 minuti) "Houdini", il mago per eccellenza al quale il mago del violino ha voluto pagare un tributo.
Altri ottimi musicisti che non ho ancora citato sono Al Perkins al dobro e Larry Cordle (voce). L’album si chiude con un brano dolce ma allo stesso tempo un po’ triste, una stupenda cover del classico "What A Wonderful World". Già, Randy, che mondo meraviglioso quando eri tra noi.


Roberto Campovecchi


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