Satantango - DOWNHILL
2002, autoprodotto

Anna Poiani e i suoi quattro pazzi compagni d’avventura si sono riuniti ad un polveroso e triste crossroad. E ora non importa che tu sia seduto in riva ad un fiume fangoso o stia camminano sul ciglio della strada, perchè è il primo minuto del nuovo giorno e sui marciapiedi lerci escono i protagonisti della notte: santi, peccatori, bastardi, di fuori e di dentro, per nascita o per scelta, perdenti, puttane. Le luci sono quelle dei lampioni, la musica è il blues. Non è il blues di Chicago, non è quello che sguazza nelle putride paludi della Luisiana, è piuttosto il blues come lo canterebbe Patti Smith, ed è la notte come la canterebbe Tom Waits.
Mentre in una bettola qualsiasi del Paradiso, Stiv Livraghi compone poesie che gli angeli cercano di mettere in musica, quaggiù ci pensano i Satantango a colorarne di blu i testi.
I personaggi delle canzoni, pazzi, innamorati, disillusi, randagi, disadattati, possono lasciarsi attrarre dalle luci festanti del luna-park, ma è solo un attimo, poi si ritirano nella sicurezza che dà loro l’oscurità, e rimangono lì, senza risposte, e senza domande; sembrano tutti appartenere ad una novella Corte dei Miracoli, e non è un caso che il sogno da realizzare, la speranza di una vita nuova, sia Parigi. In attesa di un Dio, un Dio qualsiasi, magari anche un medicine man, che azzeri il cronometro della vita.

Luca Vitali


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