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Sam
Bush - KING OF MY WORLD
Sugar
Hill Records, 2004
Immagino
che chi ascolta musica Country o Bluegrass anche in modo superficiale
conosca Sam Bush ma forse non tutti sanno cosa abbia rappresentato per
lo sviluppo della musica Bluegrass questo talento del Kentucky che da
oltre trent'anni è considerato uno dei musicisti più bravi
ma soprattutto più innovativi del mondo della musica Bluegrass.
Quando dopo pochi anni di attività si sciolsero i Newgrass Revival,
allora la miglior Bluegrass Band del Pianeta, fu un giorno tristissimo
per i tanti appassionati del genere ma ancora non sapevamo quello che
i singoli membri di quella fantastica Band ci avrebbero proposto in
carriere individuali così diverse una dall'altra.
Bela Fleck si dedicò alla musica jazz, Pat Flynn tentò
la carta della produzione e John Cowan cominciò a barcamenarsi
tra una Band e l'altra proponendo ancora un po' di Bluegrass ma tanto
Rock.
Il più fedele al progetto nato dai Newgrass Revival è
senza ombra di dubbio Sam Bush che ha continuato a deliziarci i padiglioni
auricolari con collaborazioni favolose, una tra tante quella con Emmylou
Harris & the Nash Ramblers, e incredibili album solisti.
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A dire la verità Sam non ha inciso tantissimi album da solista,
questo è il quinto, ma quando l'ha fatto il risultato è
sempre stato di altissimo livello come questo suo ultimo capolavoro
"King Of My World" dove Sam porta in studio la sua road band
aggiungendo però un paio di assi quali Jon Randall e Brad Davis,
entrambi alle chitarre: il primo già suo compagno nei Nash Ramblers
mentre il secondo può vantare un decennio nella Band di Marty
Stuart.
L'inizio è travolgente con lo strumentale "Puppies 'N Knapshacks"
a ricordarci che oltre ad essere uno dei maestri del mandolino bluegrass
Sam è anche un incredibile violinista.
Lo spirito innovativo e progressivo di Sam si materializza già
al secondo brano, "A Better Man", un pezzo del moderno bluesman
Keb' Mo' col quale Sam ha pure collaborato.
Si torna poi immediatamente sulla terra, si fa per dire, con un classico
del repertorio Country, "Eight More Miles To Louisville",
un vecchio brano di Grandpa Jones dove ritroviamo stavolta Sam al mandolino.
Non si può certo trascurare la sua splendida voce che ai tempi
dei Newgrass Revival si alternava salomonicamente a quella di John Cowan.
Quante altre voci avrebbero retto il confronto?
E' ora il momento di un velocissimo Bluegrass con un'introduzione micidiale
e velocissima di mandolino e poi un'azzeccatissima batteria ad accompagnare
i virtuosismi di Sam e i suoi ragazzi.
Il pezzo, "They're Gonna Miss Me When I'm Gone", ci introduce
ad un altro strumentale, scritto da Sam come il brano che apre il disco.
Come suggerisce il titolo, "Bananas", questo secondo strumentale
è un cocktail caraibico dove però mi pare di udire anche
tracce di Django Reinhart e del suo adepto John Jorgenson.
Il terzo strumentale, ancora opera dello stesso Sam ci riporta indietro
agli inizi della carriera dei Newgrass Revival quando uno spettatore
sbalordito dalla loro musica li fermò alla fine del loro spettacolo
e la domanda nacque spontanea: "ma voi chi siete? I Mahavishnu
Mountain Boys?" con chiaro riferimento alla Mahavishnu Orchestra,
favolosa Band ma che non c'entra nulla col Bluegrass, e ai Mountain
Boys, una istituzione della storia del Bluegrass. Il titolo non poteva
che essere "The Mahavishnu Mountain Boys" e il risultato è
proprio una fusione di queste due realtà così diverse
che fa tornare alla mente i defunti Newgrass Revival.
L'album si chiude con il mio brano preferito, scritto da Sam insieme
a John Pennell e con un paio di ospiti di rilievo, Andrea Zonn al violino
e Larry Atamanuik alla batteria. "The Wizard Of Oz" è
un pezzo swingato che pare partorito mezzo secolo fa e sta proprio qua
la grandezza di Sam, di creare musica antica o moderna ma di farla sempre
e comunque sua. Speriamo di non dover attendere altri cinque anni per
il suo nuovo capolavoro.
Roberto
Campovecchi
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