Stacey Earle and Mark Stuart - MUST BE LIVE
Gearle Records

Le prime canzoni Stacey le ha cantate in cucina e nel soggiorno, mentre faceva baby sitting a casa del fratello, Steve Earle, che ne incoraggiava i progressi, favorendola anche quando al canto, Stacey ha voluto aggiungere una chitarra. Oggi, parecchi anni ed un paio di album più tardi, Stacey continua a cantare "in famiglia", non più con il fratello, ma con il marito, Mark Stuart incontrato nove anni orsono e da quattro al suo fianco come seconda chitarra e opening act dei suoi spettacoli. E oggi, ancora come allora, continua ad affidarsi a semplici melodie tra country e folk, chiare e cristalline anche quando liberano storie di vita dura e dolorosa, e ad una punteggiatura acustica appena rimarcata, anche quando il country si tinge di blues. Tutto questo, la semplicità del gesto e la sua disarmante sincerità, la scorrevolezza delle melodie e la solarità di un canto che gioca a rimpiattino tra la maturità di una donna e l’ingenuità di una fanciulla, tutto questo riluce soprattutto in questo live, fatto solo per il pubblico, sempre più numeroso, che la segue da anni dentro a sale sempre più ampie e dignitose.

"Must Be Live" non è infatti distribuito nei negozi, e per chi, come noi, abita troppo lontano da quelle sale, l’alternativa è il sito web dell’etichetta di Stacey, www.gearlerecords.com. Un disco generoso, un doppio album che restituisce intatta la piccola magia di Stacey, così lontana dai grandi e piccoli trucchi del rock in genere, magia che risiede tanto nelle canzoni, dalla trama solida di un country venato di folk e blues, quanto nel gesto comunicativo globale dello spettacolo, fatto di introduzioni che sembrano confidenze raccontate nell’intimo del salotto di casa, e di piccoli scoppi improvvisi di gioia che a volte si affacciano tra le righe di un testo, colorando il canto di irresistibile simpatia.
Poco conta allora che questo live suoni più imperfetto dei due album in studio che l’hanno preceduto, e che le canzoni a volte sembrino scivolare sulla scarsa consistenza offerta da due sole chitarre (e quella di Stuart è tutt’altro che invadente), Must Be Live sta tutto nell’imperativo del titolo. E non può essere altrimenti.

Mauro Eufrosini


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