Sodastream - A MINOR REVIVAL
Logo/Self, 2004

Giusto alcune settimane fa, in occasione del meraviglioso concerto di Ben & Jason, mi chiedevo - mentre varcavo l'uscio della piccola "cantina mediterraneo" e dopo aver augurato tutta la fortuna di questo mondo al duo londinese - se era il caso di mettere da parte la malinconia e il romanticismo crepuscolare di queste nuove melodie popolari, e di inebriare l'anima e la mente con qualcosa di sollazzante e priva di mestizia. Tanto è vero che avevo pensato di rinfrancarmi lo spirito con qualche fragrante nota di rock'n'roll dei King's Of Leon oppure con un po' di fermenti funkadelici mixati da Lirycs Born. Fatto sta che una volta rientrato in macchina, ancor prima di riscaldare il motore e azionare i tergicristalli, mi ritrovai ad afferrare un altro adorabile cd dai sigilli poetici. E così in quella piovigginosa e fredda notte di novembre mi scoprii vittima consapevole della melanconia di certa musica pop, in particolar modo di "A Minor Reviva"l dei Sodastream.
Un disco levigato e dalle mitezze sixties, che sono pronto a raccontarvi con lo spirito di chi, oggi, purtroppo, non riesce a farsi trascinare da quel maledetto e tanto biasimato impeto di gioventù. Sarà che sto pensando ancora a lei? O forse sarà colpa di questa pioggia d'autunno? Mah! Andiamo avanti.

Per prima cosa, chi sono questi Sodastream? Sono due ragazzi australiani (Karl Smith e Pete Cohen) dalle singolari e colte destrezze compositive, apostoli, anche loro, di un gradevole e nuovo (?) movimento elettro-acustico: a metà strada tra i fondi sonori di Nick Drake e Bonnie Prince Billy, e le raffinate armonie di Simon & Garfunkel, King's Of Convenience e Belle and Sebastian. Autori di un album dalla sana fertilità da cui germogliano e si sviluppano bellezze come: "Constant Chips", un ammaliante folk/pop da camera e "Otherwise Open" dall'incedere country e con un adorabile coretto anni '60. Non finisce qui.
"Horses e Weekend" sono composizioni impalpabili: la prima è costruita su un semplice motivo di pianoforte; la seconda, invece, è permeata da dissonanze di strumenti ad arco e chitarre acustiche. Brani, insomma, che vanno dritto al cuore, come del resto accade con "The Women's Revue", dolce ed ispida quanto basta. Le trombe di "Blinky" e le ballate eufoniche di "Mrs Gray" e "Nervous" sembrano, infine, provenire proprio dai Belle & Sebastian.
"A Minor Revival" è, dunque, un album meno uniforme e più musicato dei precedenti (ascolta ad esempio "Feels Like a Russian" del 2000 e "The Hill For Company" del 2001), nel senso che qui le atmosfere diventano esclusive e riescono ad osare qualcosa in più del semplice e consueto arpeggio di chitarra, dando vita ad una piacevole illusione di cinquanta minuti. E intanto fuori continua a scendere una pioggia fitta e silenziosa. Smetterà di piovere?

Luca D'Ambrosio


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