Sammy Sadler - HARD ON A HEART
Tri Records, 2004

Nato a Memphis ma cresciuto in Texas, Sammy Sadler era una promessa della musica Country alla fine degli anni 80 ma un triste evento rallentò drammaticamente la sua carriera quando nel 1989 fu vittima a Nashville, nel quartiere di Music Row, di un’aggressione che costò la vita al suo migliore amico. Sammy rimase gravemente ferito e seppur con una luminosa carriera davanti a lui, andò a leccarsi le ferite in Texas e appena ristabilito cominciò a lavorare per suo padre.
Ma Sammy sentiva che non era quella la sua strada e nel 1991 ritornò deciso più che mai a Nashville. Formò la Band "Sammy Sadler and Overdrive" e iniziò un tour tra Stati Uniti e Canada che lo portò ad aprire i concerti a gente del calibro di Joe Diffie, Toby Keith, Steve Wariner, Willie Nelson e tanti altri.
Qualcuno finalmente iniziò ad interessarsi a Sammy e cominciarono le prime apparizioni ad importanti show televisivi come Crook & Chase, Entertainment Tonight, Country Music Television e Dan Miller & Co.

Nel Settembre del 2003, quattordici anni dopo l’aggressione subita da Sammy, due episodi apparentemente estranei uno all’altro lanceranno la carriera di Sammy: Richard D’Antonio (ahimè di chiare origini Italiane), l’aggressore, venne condannato per omicidio e Sammy incide il suo primo album che vedrà la luce nel Marzo del 2004.
Il sound è accattivante e sta a metà strada tra il quasi Pop del Nashville Sound datato fine anni 70 e primi anni 80 e il sound del movimento dei nuovi tradizionalisti di fine anni 80.E’ impressionante la somiglianza della sua voce con Mark Collie e Andy Griggs nel brano di apertura, "I Know A Place".
Dopo una partenza titubante arriva il primo pezzo di un certo spessore, "That Old Gravel Road", un bel Country-Rock grintoso dove la voce di Sammy pare ancor più bella. Si torna con la mente ai tempi di "Happy Days" con l’inizio, con tanto di sax, di "Nobody Knows" ma poi una brusca accelerata ci riporta avanti di una ventina d’anni con la lenta ma suggestiva title track con una bellissima pedal e un discreto violino ad accompagnare la sempre bella voce di Sammy in questo interessante pezzo da classifica.
Ancora tempo di Rock con "Wild Thing In Me", un altro bel brano che invita a cantare, ballare e far festa. "It’s Killing Me To Watch Love Die" è un brano piuttosto lento che non avrei messo in chiusura di cd, anche se si tratta di un’altra grande prova vocale di Sammy.
L’unico mio rammarico è che Sammy non ha scritto nessuna delle canzoni del disco. Un disco comunque che più lo ascolti e più ti piace con ottimi Country-Rock e brani tranquilli che a volte mi ricordano la colonna sonora di Urban Cowboy. Che si vuole di più?


Roberto Campovecchi



torna all'elenco
 
collegamento ad un sito sull'artista