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Sean
Watkins - 26 MILES
2003, Sugar Hill Records
Confesso di essere
un grande estimatore di questo straordinario chitarrista che seguo da
quando ancora minorenne lo vidi esibirsi al leggendario Ryman Auditorium
di Nashville insieme alla sorella Sara, al mandolinista Chris Thile
e al padre di quest’ultimo Scott. La Band era ovviamente quella dei
Nickel Creek che in breve diventerà la Band Bluegrass più
amata dai giovanissimi ma non solo, e diventerà pure la Band
più innovativa dell’intero panorama Country e Bluegrass tanto
da meritarsi preziosi e numerosi riconoscimenti in entrambi i circuiti.
Se già conoscevo le doti di Chris, ancora non avevo idea di chi
fosse Sean Watkins.
Il ragazzino da quella sera è diventato uno dei miei chitarristi
preferiti e mi sono procurato tutto il materiale discografico in commercio
di lui o della sua Band. Allora mi sono accorto che Sean non è
solo uno straordinario chitarrista flatpicking. Il ragazzo sa suonare
di tutto. All’età di 16 anni ha inciso un bellissimo album di
swing e western music insieme ai sopraccitati compagni dove il modo
di suonare era decisamente diverso.
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Da
allora però si è dedicato anima e corpo alla musica Bluegrass
con i Nickel Creek registrando tre dischi che abbracciano tutte le varie
sfumature di questa musica, dalla più tradizionale fino alle
più curiose contaminazioni guadagnando sempre più consensi
da un pubblico sempre più vasto.
Nel frattempo Sean registra pure un album solista che ricorda però
moltissimo il sound della Band ed ora ci presenta questo "26 Miles"
dove invece quello che ascoltiamo è decisamente nuovo e sconvolgente.
Intanto va segnalata la sua maturazione come compositore essendo qui
l’autore di tutti i brani del disco.
Sean ha sempre cercato di sorprendere l’ascoltatore con tecniche ricercatissime
e sopraffine ma in questo suo nuovo lavoro, anche chi si è sempre
aspettato l’inaspettabile da Sean non può che rimanere a bocca
aperta. I fanatici del Nickel Creek sound e della musica Bluegrass e
acustica in generale forse rimarranno un po’ delusi dal fatto che il
micidiale flatpicking di Sean non è più l’attrazione principale
delle sue composizioni ma solo una delle tante componenti dell’album.
Supportato in alcuni brani dall’angelica voce della sorella Sara e dal
suo violino, Sean ha deciso di non avvalersi dei virtuosismi di Chris
Thile forse per distogliere la mente dell’ascoltatore dal fantasma dei
Nickel Creek. Ascoltando le prime note di "26 Miles" a nessuno
verrebbe in mente di trovarsi di fronte ad un disco dei Nickel Creek
ma ad essere sincero, io non pensavo nemmeno potesse trattarsi di un
disco di Sean Watkins.
"26 Miles" è un album pop, ma pop di qualità,
molto diverso dal pop che siamo soliti ascoltare alle radio commerciali.
Sean non potrebbe mai essere trasmesso da una di queste radio. Archi
e fiati però potrebbero risultare indigesti agli irriducibili
della musica roots.
Vale la pena ascoltare questo disco per godersi la maestria di Sean
con la chitarra ma preparate il cuore, la mente e l’orecchio a qualcosa
di veramente originale prima di iniziare l’ascolto.
Roberto
Campovecchi
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