Tim Buckley - TIM BUCKLEY
1966
, Elektra

L’esordio di Tim nel panorama musicale e discografico passò probabilmente in sordina o quasi, in quegli anni di fermento psichedelico e di urgenze comunicative sopra le righe. Riletto a distanza con tenerezza e passione, questo ingresso in punta di piedi attraverso i registri universali del folk e della ballata, rivela tutta la grazia, la magia e l’inquietudine che ha poi accompagnato la vita dell’artista, letteralmente consumata nel veloce assorbimento dei propri tormenti. Tormenti testimoniati da un percorso artistico fuori dal comune, ancora scioccante a distanza di quasi trent’anni. Mi è difficile parlare del disco senza parlare dell’uomo, un uomo che è arrivato ad annullare tutto sé stesso nella musica, che ha vissuto fino in fondo le proprie crisi, prima fra tutte quella artistica e creativa, che ha cercato di scandagliare dal di dentro l’urgenza di frantumare le distanze, distanze che invece divenivano più incolmabili.

La prima cosa che colpisce ancora di questo esordio è l’utilizzo della voce: un misto di fragilità e potenza, una tavolozza impressionistica, un veicolo di tenerezza e di passione, di forza e di malinconia. Una capacità di estensione che avremmo ritrovato molto tempo dopo nella grande vampata del figlio Jeff. L’influenza del periodo la si ritrova un po’ nei testi, dove Tim si fa aiutare dall’amico Larry Beckett; le canzoni incarnano l’universale desiderio di amore e condivisione totale che sta travolgendo il mondo giovanile, sono intrise di idealismo e di poesia, cosicchè risultano ben rivestite musicalmente dalla delicatezza e dalla morbidezza degli strumenti acustici (fatali le chitarre di Lee Underwood) e degli arrangiamenti orchestrati. Forse contribuiscono fin troppo a mascherare ansie di fondo e inquietudini, anche se non tarderanno a rivelarsi già nel successivo "Blue Afternoon", dove Tim abbandonerà con coraggio questo approccio didascalico per immergersi in un itinerario che lo vedrà accostare e abbandonare il jazz, il blues, la psichedelia e le forme precostituite, a vantaggio di quella visionarietà assoluta che lo renderà immortale. Questo insieme di canzoni è però imprescindibile per amarne la delicatezza, la fragilità, la poesia e la successiva fase ermetica. A distanza di trent’anni si possono cogliere contraddizioni ed incertezze, ma è necessario ricacciare qualsiasi tentativo intellettualistico e godere fino in fondo della magia ("Wings", "Song Slowly Song"), della potenza creativa ("Song Of The Magician", "Valentine Melody") e della padronanza dei propri mezzi (la conclusiva "Understand Your Man" è a tutt’oggi uno dei blues più intriganti e coinvolgenti mai ascoltati dalla voce di un bianco). Passione e compassione ristampate su CD della Elektra.

Pier Angelo Cantù


torna all'elenco
 
collegamento ad un sito sull'artista