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The Coral - NIGHTFREAK AND THE SONS OF BECKER Sony, 2004 Al di là del classico e parziale gusto personale, che lascia
il tempo che trova, bisogna ammettere che la musica dei Coral è
tra le poche in circolazione capace di reincarnare il vero spirito del
rock. Quello stesso principio immateriale che, a metà e fine
anni 60, rese il rock "alternativo" svincolandolo, finalmente,
da quelle stupide dialettiche che lo volevano soltanto un "genere
musicale" per ragazzi senza cervello. |
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Registrato in presa diretta e nel giro di una settimana appena, "Nightfreak
And The Sons Of Becker" è un lavoro intenso, vibrante, ma di
breve durata: undici tracce che riempiono il cervello di una strana
euforia e che si muovono tra forma canzone, sperimentazione ed effetti
shoegazer. Si va dal Funky dilatato e allucinato di "Venom Cable" al
psichabilly di "I Forgot My Name" e "Auntie's Operation",
che mi fanno saltellare per casa come un emerito imbecille, fino a raggiungere
le ballate dalle atmosfere Folkdeliche ("Precious Eyes"), dagli
ambienti oscuri ("Keep Me Company") e dai percorsi ipnotici ("Grey Harpoon").
Cè addirittura un interludio che suona come un antifurto
dauto ("Why Does The Sun Come Up?"); passaggi di puro pop
("Sorrow Or The Song"), divagazioni hard ("Migraine") e per finire un
brano stile anni 50 ("Lover's Paradise"), tutto però
allinsegna della psichedelia.
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