The Ranchhands - THE RANCHHANDS
2002, Clutch Records

Esordio discografico per questa promettente Band dal nome accattivante. Ranchhands è una Band giovane capitanata da Chris Tedesco (fiddle, chitarra, mandolino e voce) e Jamey Garner (voce solista e armonica). Chris e Jamey sono anche gli autori di tutti i brani del disco ed anche i produttori dello stesso.
A dire la verità i Ranchhands sono un duo e non una Band vera e propria. Chris e Jamey per questo disco si sono affidati a musicisti esperti, non tanto del lavoro di studio, ma del live show, per dare un’impronta aggressiva a questo loro debutto. La prima impressione è sempre molto importante.
In "The Ranchhands" ci sono love ballads e brani decisamente aggressivi e qui va sottolineato l’ottimo lavoro della Band. Musicisti con buona esperienza, dicevo, della musica suonata dal vivo, ma non con l’esperienza dei famigerati Nashville Cats per quanto riguarda il lavoro in studio. Ne risente un po’ la purezza dei suoni, ma non va certo considerato un difetto. A volte è una scelta quella di mantenere suoni un po’ grezzi e sporchi, tantissime Band lo fanno.

L’album apre con "All The Wrong Places" con bellissime armonie vocali ad introdurre il pezzo. Un modo di cantare che mi ricorda tanto i Restless Heart o per fare un paragone con una Band più recente, gli Yankee Grey. Un pezzo aggressivo che sta a cavallo tra il Country (grazie solo al violino) e il Rock. Interessante la voce di Jamey che preferisco quando canta pezzi come questo che non quando canta le ballads.
Tra le ballads non ce n’è una che preferisco alle altre, ma sono tutte canzoni di discreta fattura, in particolare mi sono affezionato a "Another You" perché l’inizio mi ricorda moltissimo una delle mie canzoni preferite, "Texas Tornado" di Tracy Lawrence.
Una delle canzoni più interessanti di tutto l’album è sicuramente "Everybody Says" con un bellissimo ritornello e non mi dispiace nemmeno l’inserimento del banjo a canzone inoltrata.
"Down In The Boondocks" è un concentrato di Rock e Blues con chitarra rigorosamente slide mentre invece "Daphine" è il pezzo più tradizionale di tutto il cd. Un brano che inizia un po’ bluesy con una national guitar a spianare la strada a tutti gli altri strumenti, primo tra tutti ad entrare il fiddle che pare dare un’impronta cajun (ricordate il pezzo "The Battle Of New Orleans"?), salvo poi iniziare insieme a tutti gli altri strumenti a viaggiare alla velocità di un pezzo Bluegrass ma con arrangiamenti decisamente Country-Rock: bellissimi gli assoli di armonica e fiddle.
Un debutto sicuramente incoraggiante, ma una cosa che potrebbe scoraggiare il compratore è che il cd contiene solo 8 brani per soli 27 minuti.
Certo i Ranchhands hanno voluto proporre solo i loro pezzi originali, ma questo andrebbe bene per un prodotto promozionale (beh, forse inizialmente lo era), ma credo che avrebbero fatto bene ad inserire 3 o 4 cover per rendere il cd più appetibile. Tra l’altro alcune delle cover che eseguono nei loro spettacoli dal vivo sono straordinarie. Alcuni titoli? "East Bound And Down" di Jerry Reed, "Mama Tried" di Merle Haggard o "Seminole Wind" di John Anderson.
Credo che sentiremo ancora parlare di loro. Tenete aperte le orecchie!

Roberto Campovecchi


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