Wayne Benson - AN INSTRUMENTAL ANTHOLOGY
2003, Pinecastle Records

Wayne ha vinto il premio quale mandolinista dell’anno negli ultimi 3 anni dalla International Bluegrass Music Association, il premio più importante al mondo per un musicista Bluegrass. Se a questo aggiungiamo il titolo dell’album, potremmo aspettarci da Wayne un disco pieno di canzoni velocissime con virtuosismi da paura per lasciare a bocca aperta l’ascoltatore.
E invece dobbiamo fare i conti con uno dei mandolinisti più eleganti e raffinati di tutto il circuito. Pezzi veloci certo, ma anche lente melodie ed atmosfere suggestive.
Il disco apre con un brano fantastico, "Tucker", dedicato a colui che costruì nel 1994 il mandolino di Wayne, Melvin Tucker. Un brano talmente bello che quando ho ascoltato per la prima volta questo cd, alla fine dell’ascolto ho ripetutamente suonato questo pezzo per almeno 4 o 5 volte: veramente fantastico.

Il brano che segue, dai sapori Irlandesi, "Tillery Cove", parte in sordina con il solo mandolino di Wayne per poi accelerare e di parecchio appena uno dopo l’altro sono entrati anche gli altri musicisti. A proposito di musicisti, Wayne non ha voluto correre rischi per il suo debutto discografico da solista ed ha radunato il meglio che si possa trovare nel circuito Bluegrass: Scott Vestal al banjo (mi sarebbe piaciuto ascoltare anche sua moglie Kristin almeno in un pezzo), Mark Schatz, Mike Anglin e Irl Hees al basso acustico e John Cowan a quello elettrico, Jeff Autry alla chitarra, Rob Ickes al dobro, ma è la squadra di violinisti che è da pelle d’oca: Jim VanCleve, Rickie Simpkins, Aubrey Haynie e Ron Stewart.
Alcuni anni fa Wayne scrisse una delle più belle canzoni Bluegrass degli ultimi anni per la sua Band dei IIIrd Tyme Out, "John And Mary". Sono sicuro che ancora gli gira per la testa questo brano e stava sicuramente pensando a "John And Mary" quando ha scritto "Blountville", una canzone che ricorda molto il brano sopraccitato.
"An Instrumental Anthology" è un disco che si ascolta volentieri malgrado non ci siano pezzi cantati per il costante cambio di ritmo imposto da Wayne al disco. Ci sono brani velocissimi come ad esempio "Carpenter John" (se l’avesse intitolata "Carpenter Joseph" avremmo pensato ad un pezzo Gospel) dedicata al padre, altri brani di una dolcezza unica come "Buck And Chloe" dove Wayne si esibisce con la mandola o la conclusiva e lunghissima (quasi 7 minuti) "Spagnum Peat", brano scuro e triste o anche brani dai ritmi tranquilli ma non troppo come la bella "Anxious Molly" dedicata al suo cane Molly.
Non avevo dubbi sulla classe di Wayne e se ascoltaste i dischi dei IIIrd Tyme Out non avreste dubbi nemmeno voi.


Roberto Campovecchi


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