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The Wilkinsons - HIGHWAY Open Road Recordings, 2004 Aspettavo con ansia l'uscita del quarto disco di una Band che quando
esordì sul mercato nel 1998 fece gridare al miracolo. "Nothing
But Love" risultò essere uno dei più bei dischi dell'anno
e uno dei più bei dischi d'esordio di sempre con capolavori come
"26 Cents", "The Yodelin' Blues" e "Boy, Oh Boy".
Papà Steve si rivelò uno straordinario autore e Amanda una delle nuove voci più promettenti del Country mentre il piccolo Tyler aveva una voce ancora troppo acerba per dare un giudizio definitivo. Purtroppo il secondo disco vide vanificati gli sforzi fatti col precedente lavoro con un sound totalmente rivoluzionato, piuttosto commerciale. Il tezo pure non convinse. Ecco allora i Wilkinsons tornare in studio per ricreare la magia del primo disco ma, con mia grande delusione, anche questo terzo tentativo è andato fallito. Nel primo e nel secondo disco Steve si fece carico della gran parte del lavoro di songwriter lasciando un solo brano alla mercè di Amanda, che comunque non se la cavò male. La ragazza però ha voluto strafare stavolta con ben cinque pezzi, in quattro dei quali supportata però dal padre. |
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Le composizioni di Amanda sono decisamente pop e, seppur mettendo
in mostra ancora una volta la sua bellissima voce, offrono poco altro
agli amanti del sound del loro primo disco. Il papà invece, insieme
al songwriter navigato Rob Crosby, è l'autore del brano più
interessante della raccolta, la bella ballata "Leaving Song".
La voce di Tyler è più matura ora ma lo stile del ragazzo
è quello delle Boys Band che non affascinano gli amanti dei suoni
e delle voci tradizionali e nasali così gettonate nel Country,
una voce che fa pensare ai Rascal Flatt o agli Emerson Drive e, credetemi,
non è un paragone di cui andare fieri.
Roberto Campovecchi |
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